Poco prima dell’Avvento.
Nel periodo che precede il Natale si ha spesso fretta per ogni cosa. Una psicosi collettiva spinge gli eventi contro una barriera, rappresentata sull’asse cronologico dalla data di San Silvestro.
Nel periodo che precede il Natale si ha spesso fretta per ogni cosa. Una psicosi collettiva spinge gli eventi contro una barriera, rappresentata sull’asse cronologico dalla data di San Silvestro. Dopo la sua esplosione, tutto improvvisamente si placa e attraversiamo il lieve torpore di Capodanno per cominciare solo adesso a percepire la magia del Natale, che all’improvviso nessuno ci impone più. Fra l’altro è infatti terminato anche il servizio reso ai creativi e alle agenzie pubblicitarie, si è dissolto il loro formidabile programma surrogato chiamato „buon Natale“. Si è quietato il fiume di denaro virtuale, risucchiato nelle caselle predisposte, adempiendo in modo organizzato alla previsione degli esperti sull’aumento del PIL.
Quest’anno, però, sono riuscito per un momento a scendere da questo Intercity dell’affannarsi generale a una fermata straordinaria, nel cuore della Šumava, dove, al posto della stazione, una pensione ha disposto le proprie mura su antiche fondamenta. La facciata guarda verso alture boscose che sovrastano imponenti una cappellina giallastra, consacrando una sorgente d’acqua montana. Quella sorgente è intrecciata alla trama di un’antica „leggenda superstiziosa della Šumava“, dotata, com’è naturale, di una vicenda dai toni di ballata.
La pensione è sorvegliata dagli sguardi assorti di gatti dal pelo morbido, che appaiono ogni volta che si pensa a loro. Anche il paesaggio si è rivestito durante la notte di una pelliccetta bianca, molto sensibile, con temperature intorno allo zero, al tocco di una mano o di una suola umana. Le strade consentono alle ruote dell’automobile di ricalcarne la pianta con i lunghi serpenti binari dei loro battistrada.
In questa prima neve, quando l’impressione invernale non è ancora accompagnata dalle punte pungenti delle frecce scoccate dagli archi della Regina delle Nevi, le vostre scarpe ancora autunnali possono donare le loro impronte regolari a luoghi di bellezza indicibile.
Ci siamo fermati sulla sommità del colle Pustý Hrádek. I teneri diminutivi della frase introduttiva costituiscono soltanto un contrasto verbale con la sacra monumentalità dei panorami. A destra l’occhio trova un punto d’appoggio nel gotico intransigente, brillantemente illuminato, del castello di Kašperk, che per ordine di Carlo mostrava al viandante di aver appena raggiunto il confine della principale terra dell’imperatore, il Regno di Boemia, e di doversi comportare con rispetto verso la vicina città mineraria aurifera di Kašperské Hory. Se ci si volge a occidente, l’orizzonte bavarese è velato da fasci di raggi esultanti di luce che, insieme a migliaia di nubi, nuvolette, cortine di nebbia e vapori acquei, creano un teatro divino sul proscenio dell’infinito palcoscenico del mondo. Poi ho improvvisamente la sensazione che mi tocchi il freddo metallo del guanto da cavaliere di re Giovanni; egli, ornato di un elmo da cavaliere con un pennacchio di piume di struzzo, dice: „ho fondato in un buon luogo questo Hrádek, oggi Pustý, deserto, eppure sempre affascinante“
Mirek Houšť, pittore diplomato all’Accademia di Belle Arti