L’opera del pittore e scultore Miroslav Houšť

prosegue con coerenza la secolare tradizione dell’arte classica.

Il suono di un’antica sveglia

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Sento il ticchettio di un’antica sveglia che ho comprato in un negozio dell’usato appartato. Ma che apparecchio singolare è! L’intero meccanismo per ritagliare frammenti di tempo dall’eternità infinita si trova in un guscio di lamiera color alpacca. Questo involucro cilindrico ha preso forma grazie all’abilità di un tornitore in lastra, per proteggere gli ingranaggi e offrire al contempo all’occhio un poco di bellezza misurata. È importante che questo misuratore del tempo dalla forma cilindrica resti al suo posto: a tale scopo servono piccoli piedi d’ottone finemente torniti, che cercano con la loro forma di soddisfare le residue esigenze estetiche del classicismo.

Oltre al ticchettio permanente, la sveglia emette anche la voce di un campanello che risuona da una cupoletta d’ottone modellata come un bozzetto del tetto di un padiglione orientale delle Mille e una notte. Sopra la cupoletta, un anello dorato attende di essere afferrato da un dito, quasi volesse prestargli per un momento un’aureola. E che dire del quadrante, che guarda nello spazio composto com’è di soli cerchi? Le due lancette principali, con estremità a goccia, avanzano lentamente sopra le grandi cifre orarie del giorno che comincia. Solo a partire dalle tredici seguono le cifre del cerchio più grande, tracciate in caratteri più piccoli e lineari.

I minuti si sono sparsi lungo la circonferenza sotto forma di tratti ben visibili che evocano ciglia. Ogni quinto minuto sottolinea la propria presenza con un piccolo triangolo equilatero. Sul quadrante minore, una lancetta sottile suscita, con la sua magrezza, un’impressione di severità angusta. È anche giusto così: là dove posa la punta sulle cifre del giorno, in accordo con l’impostazione nel grande cerchio del tempo che scorre, fa scattare senza compromessi il campanello. La circonferenza più piccola è percorsa dalla lancetta dei secondi, a forma di spina d’acacia, che continua a sorpassare le grandi lancette.

Poi soltanto una piccola scritta, Josef Jiránek Roudnice nad Labem, indica da dove proviene e sotto il patrocinio di chi fu fabbricata quasi cento anni fa.

Quanto più facilmente si fa amicizia con un oggetto che ha un’origine chiara e un nome. Possiamo quasi immaginare le mani dell’orologiaio mentre assemblano tutti gli ingranaggi, seguite da un occhio allenato, rafforzato dalla piccola lente da orologiaio.

Un oggetto che ha un nome e una storia viene elevato al rango di essere animato e diventa un amico che tocchiamo così volentieri con le mani e con lo sguardo.

Miroslav Houšť, pittore diplomato all’Accademia di Belle Arti

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