L’opera del pittore e scultore Miroslav Houšť

prosegue con coerenza la secolare tradizione dell’arte classica.

Gita a Točník

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Il sole splende ancora con un’angolazione acuta. Ogni volta che penetra le cortine di nubi, mette in risalto le forme delle cose. Perché le sue frecce luminose non feriscano la retina, la loro asprezza viene spesso dissolta nell’inafferrabile sostanza dell’atmosfera.

Il palcoscenico del teatro dei miracoli è pronto.

Oltre all’insieme, l’uomo deve concentrarsi anche sui particolari: scopre, per esempio, che l’ombra proiettata da un albero ramificato su un intonaco ancora sfiorato dal barocco è un’opera affascinante del creatore divino, capace di moltiplicare le proprie creature in bizzarri miraggi dispiegati, per esempio, negli specchi delle superfici d’acqua.

In questo stato d’animo, le stradine tortuose ricordano massicce vene d’argento che Madre Terra non è riuscita a trattenere nel proprio grembo e che si sono poi messe a correre birichine attraverso il paesaggio, per poterci attirare e condurre dove vogliono.

Ci ritroviamo all’improvviso fra due castelli, ci abbandona d’un tratto la certezza del tempo e ci immergiamo completamente nell’atmosfera incantata davanti alla locanda U krále Václava. Le nostre sensazioni esistenziali sono ormai l’unica cosa da cui possiamo lasciarci guidare. Il verde e il bianco avvolgono la forma dell’edificio tardoclassicista, sottolineandone con il loro contrasto l’accurata esecuzione architettonica.

Dietro la porta a due battenti color malachite si apre uno spazio che è e deve essere un crocevia: da una parte verso il banco di mescita, fonte di birre diverse, dall’altra verso la sala da ballo, custodita da un ingresso a vetri. Sul grande parquet, disposti come dadi appena lanciati e sempre pronti all’uso, eleganti tavolini offrono i loro piani lisci, con cassettini per le vincite e nicchie per i mazzi di carte. Tutta questa natura morta è cinta da un marcato zoccolo verde ornato, che costituisce la base delle alte pareti e conferisce così al locale un carattere nobile.

Anche i giornali sono appesi come si conviene ai loro supporti di canna, perché possano essere aperti comodamente. E non sono appesi soltanto i giornali, ma anche quadretti incorniciati da sottili listelli di quercia, incrociati e sporgenti agli angoli, carichi di ornamenti a foglie di quercia. Come un’arca, si dispiega qui una tavola coperta di lettere ombreggiate con precisione.

Vi interessa sapere che cosa dicono quelle lettere? Nient’altro che coppa di testa fatta in casa, strutto con ciccioli, crostoni con formaggio alla birra, frittelle di patate, aringhe marinate, salsicce sott’aceto, insalata di peperoncini, cetriolini, cipolline, tartare: credo che basti.

Il capocameriere, con un elegante panciotto bordeaux, sorride quasi timidamente, più con gli occhi che con la bocca, creando così nella forma tondeggiante del suo viso un assemblaggio intitolato „appagamento“. Guardo l’orologio: sono le 18.50. Ma non può essere vero, questo non è un cronometro delle ore, bensì un orologio astronomico che indica gli anni: siamo nell’anno del Signore 1850 e il ristorante U krále Václava IV. sta proprio inaugurando la propria attività.

Mirek Houšť, pittore diplomato all’Accademia di Belle Arti

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