L’opera del pittore e scultore Miroslav Houšť

prosegue con coerenza la secolare tradizione dell’arte classica.

Fontana a forma di pentagramma cinese

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Ho già scritto per questa rivista alcuni articoli ispirati a ciò di cui mi occupo in studio. Attualmente mi concentro soprattutto sul modello di una fontana per un’azienda farmaceutica di medicina naturale. La fontana è ispirata al pentagramma cinese. Il pentagramma appartiene in generale alla cultura umana da diverse migliaia di anni. Giunge a noi sia da oriente, cioè dalla Cina, sia da occidente, cioè dall’Egitto.

(I punti cardinali sono intesi secondo la mistica, non la rigorosa cartografia.) È uno dei principali simboli delle geometrie sacre, che la nostra cultura ha accolto e trasposto anche nella mistica cristiana. Questa figura geometrica ci è nota soprattutto come una spoglia stella a cinque punte. In questa forma mutilata è stata banalizzata quale emblema degli esperimenti utopici di ingegneria sociale del secolo scorso.  

Non posso analizzare a fondo in questa pagina un simbolo così continuamente modificato; ricorderò quindi almeno uno dei suoi antichi significati, molto più romantici: quello di segno del principio femminile, di segno di Venere.

I cinesi sviluppano sulla pianta del pentagramma le loro conoscenze filosofiche del mondo. Lo proiettano nella forma, per noi romantica, di un drago cinese a cinque teste, liberando così la figura dalle sue cinque punte aguzze. Ogni testa (punta) porta il simbolo di un elemento. Al vertice sta il fuoco, poi, in senso orario, la terra, il metallo, l’acqua e il legno.

Durante il lavoro creativo e nell’intensa concentrazione sull’idea da rappresentare, nella mente dell’autore si incrociano i più diversi significati e le conseguenze del motivo scelto. Anch’io ho così ricordato tante cose legate al modo in cui l’uomo si rapporta all’acqua, fenomeno eternamente circolante ed estremamente prezioso, fenomeno soprattutto di vita imperitura e sempre ricorrente: Aqua vita, Acqua viva. Nel panorama della storia mi si rispecchiano insistentemente le piramidi egizie e le ziqqurat babilonesi sulle superfici di ingegnosi sistemi d’irrigazione. Avvicinandomi a noi, resto sempre affascinato dalla maestosità degli acquedotti romani, che attraverso il paesaggio italiano, spesso assai accidentato, trasportano su canali di pietra, sulle spalle delle loro strutture a ponte, l’acqua per dissetare gli uomini, per le terme e le fontane. Avanzando nel tempo non posso ignorare Versailles barocca e rococò, e già il viandante immaginario giunge da noi per ammirare senza limiti le infinite variazioni di vasche e fontane.

Nel cuore stesso del paese ricordiamo almeno la Fontana cantante presso il Belvedere, le fontane di Plečnik eseguite in uno stile alquanto mediterraneo; ed eccoci usciti dai giardini di Hradčany, accanto alla cattedrale di San Vito, raggiunti da minute gocce dell’acqua che rinfresca san Giorgio nella lotta con il drago di bronzo.

Questa forma data all’acqua incantata, minuziosa come un lavoro di oreficeria, trova però in Boemia un degno complemento anche nel sistema di laghetti e laghi artificiali e nei bacini della Boemia meridionale, così perfettamente concepiti dall’ingegneria e collegati dalla Zlatá stoka, il Canale d’oro.

Finora ho parlato del modo di accogliere l’acqua in forme monumentali o raffinate e raccolte. La primavera in arrivo mi conduce alle acque naturali, alle sorgenti e alle fontanelle, ai ruscelli e ai rivoli che attirano l’attenzione umana soprattutto in questa stagione, avvolti da tante antiche usanze, da un’antica magia, da qualcosa che ci unisce e ci pone in continuità con i nostri antenati. Tutto questo sfocia nel grande simbolo di un rinnovamento costante e ciclico, quando qualcosa finisce, per noi ora l’inverno, e qualcosa di nuovo si sviluppa, come il getto d’acqua che sgorga con forza rinnovata da una sorgente appena ripulita.  

 

Miroslav Houšť

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