L’opera del pittore e scultore Miroslav Houšť

prosegue con coerenza la secolare tradizione dell’arte classica.

Come nasce una scultura

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L’anno scorso e quest’anno, accanto alla mia attività pittorica, mi sono dedicato piuttosto intensamente alla scultura. Molte persone che venivano nel mio studio mi rivolgevano così spesso tante domande sulla realizzazione di una scultura che posso supporre un interesse per questo insolito processo anche da parte di un pubblico più ampio.

Una scultura – una creazione plastica, un oggetto realizzato in tutte e tre le dimensioni (larghezza, altezza, profondità) è qualcosa di completamente diverso da un disegno, un dipinto o un rilievo. Una statua, una scultura, non deve simulare la propria plasticità. Può però, secondo l’intento dell’autore, renderla allo spettatore con un’evidenza e una nettezza maggiori di quelle della natura stessa.

Questa visione dell’oggetto plastico, descritta in alcuni punti persino in termini specialistici, è in realtà naturale e comune all’uomo fin dai tempi più remoti. Per esempio, nelle vicinanze del nostro territorio comunale è stata rinvenuta una statuetta di toro in ceramica, di rilevanza mondiale, risalente all’età del ferro.

L’inizio del lavoro scultoreo è ancora oggi molto simile all’attività dei nostri antenati preistorici. Si prende l’argilla della qualità e della consistenza che si preferiscono e si crea uno schizzo scultoreo, ovvero un bozzetto in scala ridotta: per una realizzazione finale a grandezza naturale, solitamente in scala 1:10. Questi primi schizzi sono così piccoli proprio per non essere appesantiti dalla lavorazione di grandi quantità di materia e poter modificarne rapidamente la forma, i gesti e le espressioni, arrivando così a una concezione definitiva prima di iniziare il lavoro successivo.

Quando siamo soddisfatti del bozzetto, dobbiamo considerare le possibilità del materiale concreto nel quale verrà realizzata la scultura. Il materiale determina le possibilità tecniche e anche il procedimento successivo. Mettiamo in risalto il modellato in un modo se dovrà tradursi, per esempio, nell’arenaria di Hořice, in un altro se il risultato sarà un’opera in marmo di Carrara. Il materiale che offre le maggiori possibilità è però il bronzo. In esso il tocco del nostro dito o della spatola può essere riprodotto con precisione dattiloscopica. Ho menzionato il bronzo e la pietra. Dal punto di vista del lavoro artigianale sono due ambiti differenti. Il progetto definitivo della scultura, modellato perlopiù in argilla, deve essere preparato per la fusione (per esempio in bronzo) in scala 1:1 rispetto alla scultura finale. Al contrario, il progetto definitivo per la pietra può avere diverse proporzioni, più spesso 1:3, perché il mestiere dello scalpellino consente l’uso di compassi di riduzione per ingrandire e ridurre il modello. Quanto più le dimensioni del modello si avvicinano a quelle della realizzazione finale, tanto più autenticamente lo scalpellino trasmetterà l’impronta e l’intento dell’autore.

L’argilla che utilizziamo abitualmente è capace di trasmettere i più sottili fremiti della fantasia dell’autore, ma è fondamentalmente una massa molto morbida, che può facilmente cedere. Non possiamo quindi fare a meno di numerose strutture di sostegno, sia in legno sia in metallo. Tutto deve essere sufficientemente solido, perché il normale peso dell’argilla è ulteriormente aumentato dall’umidità, che non deve diminuire durante il lavoro. Interessante è anche la base sulla quale lavora lo scultore: un trespolo da scultura composto da robusti elementi portanti in legno e da un piano massiccio collocato su un supporto girevole, per poter muovere la scultura durante tutta la modellazione. La rotazione costituisce una parte estremamente importante del metodo di lavoro artistico. Immaginiamo il globo terrestre con i suoi meridiani: data la forma della sfera e della circonferenza, essi sono uguali da ogni punto di vista, mentre nelle forme slanciate delle statue cambiano a ogni movimento e insieme compongono la forma finale.

Il modello ultimato (se non è destinato alla cottura diretta e quindi a diventare ceramica) deve essere trasferito in un materiale stabilmente solido, cioè il gesso. Il calco in gesso, soprattutto nelle forme complesse, è spesso una sfida persino per stuccatori esperti. L’esperienza e la qualità di questo artigiano – lo stuccatore – diventano indispensabili per la riuscita del lavoro. Lo scultore perfeziona poi il calco con ritocchi, eventualmente modellando ulteriormente direttamente nel gesso.

Solo in seguito consegna la scultura in gesso, nel nostro caso, ai fonditori, ai bronzisti, che realizzano un calco in cera. Questo può ancora essere ritoccato ed è l’ultima possibilità d’intervento dello scultore. Sul calco in cera i fonditori preparano la forma per il bronzo; dopo averla asciugata accuratamente, fanno fondere la cera, dispongono le anime interne (affinché il getto in bronzo sia cavo e non si deformi) e poi eseguono la fusione in bronzo. Il passaggio successivo è la saldatura del bronzo, poiché le forme più complesse devono essere fuse in più parti. La superficie viene rifinita con un accurato lavoro di cesello, coronato dalla creazione della patina, ossia della colorazione finale della scultura in bronzo.

Mi rendo conto che questa digressione sul processo di nascita di una scultura è assai semplificata, considerate le possibilità di un articolo di giornale. Tuttavia, il lettore più riflessivo comprenderà quanto lungo sia il processo che precede, per esempio, una fusione artistica, e quale desolante negazione di tutto questo lavoro di tante persone completamente dedite alla loro attività siano la volgare distruzione e il trasporto anche di importanti opere d’arte verso qualche centro di raccolta dei metalli, per un misero guadagno.

 

 

Miroslav Houšť, pittore diplomato all’Accademia di Belle Arti

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