Attraverso l’Avvento verso il Natale
L’Avvento e il Natale non hanno ovunque lo stesso aspetto. Nel Mediterraneo il tempo scorre accompagnato da sensazioni diverse da quelle dei paesi d’oltralpe. Il Mediterraneo non è bianco, né si attenua nei toni bruni della corteccia degli alberi spogli e dei campi arati; ha invece fresche tonalità verdi, che i turisti di solito non vedono d’estate.
Qui in Boemia, il Natale e il solstizio hanno, già per lo stato del paesaggio e del ciclo naturale, un carattere molto più solenne.
Questi giorni straordinari scaturivano con assoluta naturalezza dal ritmo della vita di persone legate al saldo ordine della natura e al tempo stesso direttamente dipendenti da esso, al quale adattavano il ciclo dei lavori agricoli.
Il ritmo della nascita, della fine e, di nuovo, di un nuovo inizio. Per le generazioni precedenti, l’intera scena della nascita del Signore, di Cristo, di Gesù Bambino o del Bambinello, che si ripete senza sosta, era lo specchio o la prefigurazione del susseguirsi inviolabile degli eventi nel cammino della loro vita.
Quanto profondamente potevano sentire questo tempo. Quasi tutti i compiti legati alle scadenze agricole erano trascorsi, e i lavori invernali nei campi avevano pur sempre un ritmo più disteso e un carattere più libero. C’è anche meno luce, si dorme di più, ma si può anche sognare di più. Le persone vivono dunque delle scorte del raccolto e possono accumulare la propria forza spirituale interiore. Lo facevano fin dai tempi più remoti, ma dopo l’arrivo del cristianesimo su un altro piano. A livello visivo, ad aiutarle a comprendere meglio tutto questo e a costruirsi una rappresentazione spirituale non è soltanto la chiesa, sorta dai precedenti santuari, ma anche la perfetta simultaneità degli eventi delle Scritture con ciò che hanno in casa.
Dai tempi di san Francesco d’Assisi il presepe non viene infatti allestito soltanto in chiesa: tutti lo hanno in casa, ma non solo come una rappresentazione immobile; lo creano ogni giorno. Hanno una stalla con gli animali e sono essi stessi i personaggi del presepe vivente. Nel periodo del riposo della natura possono vedere questa realtà con maggiore chiarezza, tranquillità e concentrazione.
Quanto più, nel corso del tempo, cresce la popolazione industriale e diminuisce quella agricola, dell’Antico e del Nuovo Testamento, tanto più il Natale diventa formale. Il pensiero dei regali e dei doni (anche sacrificali), un tempo destinati sia ai vivi sia a chi se n’era andato, accumulava un’energia positiva che nasceva dal bisogno stesso, profondamente spirituale, di donare.
La ricerca dei regali di oggi, con la sua complessità e la sua obbligatoria insistenza, finisce spesso per soppiantare del tutto questa esperienza spiritualmente profonda fra chi dona e chi riceve; anche questo rito affascinante può allora diventare soltanto un’imbarazzante caricatura.
Forse è meglio, se possibile, nell’attesa del Natale durante l’Avvento, pensare di più ai regali anziché massimizzarne il valore economico.
Mir. Houšť