Arriva l’estate
Arriva l’estate ed è dunque giusto che sulle pagine del nostro giornale, le cui uscite risuonano al ritmo delle quattro stagioni dell’anno, questo bel periodo sia degnamente celebrato. Dal Vangelo prenderemo in prestito, per introdurre l’estate, l’abbondanza di luce, calore, fiori e frutti, la parola letnice, Pentecoste. Una bella parola ceca, che la nostra lingua materna ha offerto per esprimere l’evento descritto nel Vangelo, un evento che affonda le proprie radici già nell’Antico Testamento.
Ora indica il tempo della discesa dello Spirito Santo, forza singolare, o dio, che possiede la fantastica capacità di trasformare la razionalità talvolta persino dura dell’Antico Testamento (le tavole di pietra dei dieci comandamenti di Mosè) in un bisogno naturale del cuore umano. Per la sua efficacia espressiva, la parola letnice può indicare anche nel mondo profano la nostra idea di sottrarci alla quotidianità, quando viviamo qualcosa di straordinario, di bello o d’avventuroso, qualcosa che ci ricorderà lo splendore dell’estate anche nell’autunno più malinconico e talvolta in un inverno un po’ triste e lungo. Conserveremo tutte quelle meraviglie, si può dire, nello spirito.
Parliamo spesso dello spirito, lo usiamo in diversi contesti verbali, sentiamo che è sempre qui con noi. Diciamo che una certa cosa, quando ci colpisce, ha un proprio spirito e una propria anima. Chiamiamo spirituali anche le cose in qualche modo solenni, che vogliamo distinguere dalla sfera dei consumi della nostra vita.
Interrompiamo per un momento il flusso delle riflessioni storico-filosofiche. Immergiamoci di nuovo nei giorni liberi della nostra estate privata. Siamo nel paesaggio ceco, vaghiamo lungo sentieri fra campi, giardini, fiumi e ruscelli. Non camminiamo però, come potrebbe sembrare, senza meta. Arriviamo sempre in qualche luogo o davanti a qualche cosa di eccezionale. La Boemia e la Moravia erano e sono disseminate di piccole costruzioni, sculture, cappelle ed edicole votive che formavano e formano quella suite infinitamente vasta capace di esaltare i più grandi monumenti del barocco boemo e moravo.
Da viandanti nel paesaggio, fermiamo del tutto naturalmente i nostri passi, per esempio, presso una piccola cappella che si riflette nello specchio d’acqua di una sorgente. Ci riposiamo volentieri qui, non soltanto per l’ombra fresca. Questo luogo ci conquista con il suo fascino straordinario, ci vengono pensieri che non ci avrebbero raggiunti nella normale quotidianità. Proviamo una sensazione un po’ festosa, insolita. Essa sgorga spesso dalle singolari forze della terra che proprio qui si concentrano. Sono punti energetici nei quali la madre terra Gaia stringe un legame eterno con le forze dello spirito cosmico.
Ed è proprio qui che è importante rendersi conto di come, per esempio, il volto tardo-barocco così piacevole di questo angolo appartato abbia una storia quasi infinita, di come questo luogo benedetto sia sempre esistito e le antiche culture precristiane lo percepissero perlopiù in modo molto più concreto e preciso di quanto riusciamo a fare noi: siamo davanti a uno dei punti fermi di una sorta di grandiosa scrittura della storia universale della terra. Perché menziono queste realtà? La forza della terra, l’energia dello spirito (cosmo) e i piccoli monumenti barocchi. Perché il volto razionale del Rinascimento, con l’aggiunta della guerra dei Trent’anni, fu immerso in un profondo sfumato dal drappeggio svolazzante del barocco, che puntò sull’arte, sull’ardente sentimento umano e sull’ascolto delle più intense voci interiori dell’umanità europea. Proprio nel tempo delle vacanze credo sia bene scrivere queste righe, per aprire maggiormente la nostra percezione a quegli alberi monumentali, ai resti di croci grandi e piccole, ai segnali dei crocevia, alle cappelline e alle immagini religiose appese ad alberi stranamente contorti, germogliati ormai tanto tempo fa. Non sono dunque soltanto luoghi di monumenti storici morti, ma sono quei crocevia e quelle soste che gli abitanti del nostro territorio hanno toccato fin dall’inizio della loro esistenza.
Mir. Houšť, pittore diplomato all’Accademia di Belle Arti